Afasia

 

AfasiaL’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio scritto e parlato, sia in comprensione che in produzione, conseguente ad un evento ischemico o emorragico che interessa l’area cerebrale sinistra.

Esaminando il linguaggio sotto l’aspetto dell’intenzionalità possiamo distinguerlo in un primo livello automatico e in un secondo volontario; un disturbo afasico danneggia il secondo in modo più o meno grave, ma può lasciare il primo relativamente intatto. Di conseguenza un paziente afasico può recitare le preghiere, ma non essere in grado di dire come si chiama un oggetto di normale utilizzo quotidiano. Questo succede perché il paziente utilizza il livello automatico (non intenzionale) per recitare le preghiere, contare (1,2,3 …. ), imprecare, mentre per dire il nome dell’oggetto deve utilizzare il livello volontario (intenzionale).

In base alla localizzazione e all’estensione del danno cerebrale si possono riconoscere tre categorie di afasie:

  • Afasie con espressione orale fluente di cui fanno parte quella di Wernicke, di conduzione, sensoriale transcorticale, amnestica, alessia con agrafia;
  • Afasie con espressione non fluente di cui fanno parte quella di Broca, motoria transcorticale e globale;
  • Afasie pure che comprendono la sordità verbale pura, anatria, alessia senza agrafia, agrafia, ottica, tattile;

Le afasie più frequenti, con una percentuale di diffusione tra gli afasici del 20% ciascuna, sono:

  • Afasia di Wernicke: il paziente che manifesta questo tipo di afasia presenta un eloquio spontaneo logorroico e disinibito con pronuncia e musicalità appropriati, ma il suo discorso risulta incomprensibile poiché è un insieme caotico di parole che non presentano tra di loro alcun legame di significato. Spesso queste persone non comprendono le domande postegli, alle quali rispondono a caso e interrompendo la domanda con lunghissimi sproloqui. Caratteristica di questa afasia è l’assenza di coscienza del proprio disturbo, definita col termine di “anosognosia”.
  • Afasia di Broca: è caratterizzata da impossibilità totale o parziale di comunicare attraverso il proprio eloquo, che risulta lento e sillabico, agrammatico e con disturbo della musicalità. Il paziente affetto da questo tipo di afasia è sempre cosciente del proprio disturbo, per questo parla poco e non di rado piange.
  • Afasia globale: è la forma più grave, caratterizzata da un blocco articolare pressoché totale e una comprensione fortemente compromessa. Quando non è del tutto abolito, l’eloquio è ridotto a pochissimi frammenti sillabici o a stereotipie verbali.

L’afasia non altera l’intelligenza della persona, né la sua capacità di provare sentimenti. E’ bene comunque ricordare che i disturbi che si osservano nei diversi pazienti afasici possono essere assai eterogenei tra loro, poiché l’afasia può manifestarsi in diversi modi e livelli di gravità.

L’obiettivo che un Logopedista si propone è quello di portare, quanto più possibile, il paziente a comunicare verbalmente e intenzionalmente con gli altri; il paziente deve affrontare un nuovo e particolare processo di riapprendimento.
La terapia segue dei momenti specifici la cui ripetizione continua porta l’individuo ad apprendere il legame tra stimolo e risposta e a conservare tale acquisizione in modo stabile.