Balbuzie

Per balbuzie si intende un’alterazione più o meno importante del flusso verbale, spesso accompagnata da sincinesie motorie, ossia movimenti involontari della muscolatura del volto, del collo, delle spalle e delle mani (le quali, a volte, possono essere gli unici sintomi di una balbuzie dominata).
Possiamo riconoscere due forme di balbuzie, “tonica” ossia intoppi nella verbalizzazione e “clonica” caratterizzata da ripetizioni di sillabe; queste due forme possono manifestarsi contemporaneamente in una stessa persona andando a definirne una terza forma, quella “mista”.
L’intensità della balbuzie può variare sia nell’arco di una giornata, sia in base allo stato d’animo della persona.
Il balbuziente ha la piena consapevolezza della propria difficoltà, ciò lo porta a rinunciare e ad evitare progressivamente tutte le occasioni di scambio verbale. Interagire verbalmente diventa sempre più difficoltoso e associato ad uno stato di ansia, il soggetto specie in età infantile cerca con difficoltà di adattare la propria vita al disturbo intaccandone la qualità stessa.

Il fenomeno della balbuzie colpisce maggiormente nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni, con prevalenza nel sesso maschile; la balbuzie che esordisce in questo periodo di età si definisce “fisiologica”, ossia che fa parte del normale processo evolutivo e di apprendimento del linguaggio verbale. In parole povere, intorno ai 3 anni il cervello diventa velocemente capace di formulare idee e concetti sempre più complessi, ma tutti i meccanismi articolatori, muscolari, respiratori che permettono il linguaggio sono ancora immaturi e non seguono il passo delle idee, creando così questa difficoltà espressiva a carattere reversibile.
La balbuzie di nostro interesse però, quella irreversibile (secondaria), si instaura verso i 6-7 anni, coincidendo con l’età scolare.
L’eziologia della balbuzie è da ricercarsi nell’ereditarietà, nel mancinismo e nel ritardo di linguaggio.
Il rapporto tra logopedista e utente riveste carattere di primaria importanza, infatti affinché quest’ultimo si fidi totalmente del primo è necessario che tra i due si instauri una buona empatia; il balbuziente in questo modo potrà esprimersi liberamente senza sentirsi giudicato e affidarsi totalmente alle indicazioni del terapista.
Il trattamento si basa principalmente sull’impostazione di una corretta respirazione diaframmatica e su una serie di esercizi che rendono l’individuo consapevole di poter controllare il proprio linguaggio.
Nella balbuzie, data la complessità emotiva, risulta fondamentale un aiuto psicologico.